2016 Due figuranti del rione del carro dei rioni Cantone S.Nazzaro

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Relazioni 51° Palio Santa Giustina - Settembre 2019

DIO ASCOLTA IL GRIDO DEL POPOLO



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«Questo povero grida e il Signore lo ascolta» (Sal 34,7), sono queste le parole del salmo che fanno da sfondo al tema della 51ª edizione del Palio di S. Giustina.
Sono un invito a noi che siamo chiamati a incontrare le diverse condizioni di sofferenza ed emarginazione in cui vivono tante persone che abitualmente designiamo con il termine generico di “poveri”.
Il Salmista non è estraneo a questa condizione; al contrario, egli fa esperienza diretta della povertà e la trasforma in un canto di lode e di ringraziamento al Signore.

Il Salmo descrive con tre verbi l’atteggiamento del povero e il suo rapporto con Dio.

Anzitutto, “gridare”. La condizione di povertà non si esaurisce in una parola, ma diventa un grido che attraversa i cieli e raggiunge Dio. Questo stesso grido molto spesso non riesce ad arrivare alle nostre orecchie e ci lascia indifferenti e impassibili.
Il secondo verbo è “rispondere”. Il Signore non solo ascolta il grido del povero, ma risponde. La sua risposta, come viene attestato in tutta la storia della salvezza, è una partecipazione piena d’amore alla condizione del povero.
Infine il verbo “liberare”. Il povero della Bibbia vive con la certezza che Dio interviene a suo favore per restituirgli dignità. La povertà non è cercata, ma creata dall’egoismo, dalla superbia, dall’avidità e dall’ingiustizia. Mali antichi quanto l’uomo, ma pur sempre peccati che coinvolgono tanti innocenti, che portano a conseguenze sociali a volte drammatiche.

Papa Francesco prende spunto dal salmo 34 per presentare la giornata mondiale dei poveri e ci spinge a dare concretezza alle parole del Salmista con gesti di solidarietà, dando un segno di vicinanza e di sollievo alle tante forme di povertà che sono sotto i nostri occhi e incarnando così la parola di Gesù: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt25,40).


il carro che apre la sfilata ricorda il martirio di Santa Giustina nella foto il carro 2016.

Rioni S.Martino - Garibaldi


I MURI DEL PIANTO

 

stemma rione S.Martino stemma rione Garibaldi

Muro di Berlino, muro tra Israele e Palestina, muro tra Stati Uniti e Messico... esempi emblematici di barriere fisiche costruite dall’uomo per esigenze di difesa e protezione, ma trasformate inesorabilmente in chiusura ed isolamento.
I muri che ancora oggi, in varie forme, si innalzano e dividono popoli e nazioni, e ancora ceti e gruppi sociali, sono la manifestazione esteriore e ineluttabile del muro interiore, eretto nella parte più intima della nostra coscienza, alla radice dell’indifferenza verso il diverso, che è motivo di vergogna per le conseguenze drammatiche che può produrre.
Diventare disumani rappresenta infatti il più facile tra gli esiti che spesso ci troviamo - inavvertitamente - a praticare.
Il fossato scavato nelle relazioni umane è, tuttavia, lo specchio di una distorta relazione con Dio: la rimozione dell’altro, che nelle pieghe della vita ci pro-voca, impedisce l’ascolto della voce dello Spirito in noi.
Come per i bigliettini inseriti tra le antiche pietre del “Muro del Pianto” di Gerusalemme (città davanti alla cui infedeltà a Dio anche Gesù pianse), così, davanti ai “muri del pianto” di oggi, è sempre possibile deporre la nostra personale preghiera per riallacciare ciò che è stato spezzato: diventa urgente lasciarsi plasmare dalla vita dello Spirito per tessere una rinnovata rete di relazioni.
La speranza torna a nascere nello sguardo che si incrocia di due bambini, dei nostri figli, che oltrepassano gli steccati sociali, etnici, culturali, per scambiarsi quanto hanno di più prezioso.

Rioni Dante - Camuzzago


I NUOVI CROCEFISSI
QUANDO LA SCHIAVITÙ È IMPOSTA IN NOME DELLA LIBERTÀ

stemma rione Dante stemma rione Camuzzago


 

“Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt: 25, 40). Gesù ci ricorda che è di lui stesso che ci prendiamo cura quando siamo attenti al nostro prossimo più indifeso e ci ammonisce anche dicendo che quando non consideriamo il bisogno del nostro fratello è ancora a lui che facciamo un torto.
È facile per noi oggi riconoscere la condizione di schiavitù e i tanti soprusi a cui gli ebrei nella terra d’Egitto erano sottoposti, nella costruzione delle grandi opere dei faraoni. Ma il benessere e la condizione di vita degli schiavi non rappresentavano un problema etico per gli antichi Egizi; essi erano semplicemente considerati funzionali ad un ruolo ben preciso nella società.
Allo stesso modo noi oggi siamo così immersi nel nostro stile di vita, così attenti ai nostri “diritti”, che tralasciamo di guardare le conseguenze a cui sottoponiamo i nostri fratelli, costretti a vivere e “lavorare” in condizioni per noi inaccettabili per garantirci il benessere che, siamo convinti, ci sia dovuto.
A denuncia di questi nuovi crocifissi, come li ha chiamati Papa Francesco nella meditazione della via crucis di quest’anno, il nostro carro vuole evidenziare come sia facile per noi essere i carnefici, diretti o indiretti, di questi nostri fratelli più piccoli che guardano alla nostra società come guardavano gli Ebrei all’Egitto: un miraggio di vita libera che si rivela essere prigionia e sfruttamento.

Rioni Cantone - S.Nazzaro


GRIDARE E SGRIDARE
BARTIMEO E IL SUO "KIRIE ELEISON"

stemma rione Cantone stemma rione S.Nazzaro


 


Il verbo gridare indica alzare la voce: a volte per esprimere un disagio, un dolore, a volte per reclamare qualcosa, a volte semplicemente per farsi notare.
Proprio il grido è uno degli elementi principali del racconto di Bartimeo, presentato dall’evangelista Marco nel capitolo 10 del suo vangelo (Mc 10, 46-52).
Il protagonista, Bartimeo, un mendicante cieco, intuendo l’avvicinarsi di Gesù inizia a gridare “Gesù, Figlio di Davide, abbi pietà di me!”.
Molte persone che sono vicine al mendicante alzano la loro voce rivolte a Bartimeo nell’intento di farlo smettere: lo sgridano perché stia zitto e non sia motivo di scandalo o disturbo.
Si nota la stessa azione, il gridare, ma con due intenzioni opposte: una per avvicinare Gesù, l’altra per negare l’incontro con Gesù.
Ma gli uomini, pur con tutta la loro volontà, non possono impedire che il grido del povero giunga a Dio.
Infatti Gesù sente la voce di Bartimeo e chiede a chi lo sta seguendo di accompagnare il mendicante a sè per incontrarlo e per ridonargli la vista.
La rappresentazione del carro è incentrata sul dualismo “gridare e sgridare” e si avvale di elementi geometrici che rendono plasticamente il tentativo di soffocare il grido di chi soffre.
Altri elementi, invece, richiamano l’atteggiamento proprio del discepolo di Gesù che è invitato non solo a dare ascolto al povero, molto spesso limitandosi ad una semplice elemosina, ma ad essere a sua volta cassa di risonanza del suo lamento verso il mondo intero.


Rione Castello


LAZZARO

UN GRIDO PER RIANIMARE LA FEDE E FAR RISORGERE L'UMANITÀ

stemma rione Castello


 

“Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà” (Gv. 11, 21-22).
Questo il grido che Marta rivolge a Gesù per suo fratello Lazzaro.
Il corteo si apre con Lazzaro risorto. Dietro di lui un cordone, simbolo della sofferenza che unisce tutti gli uomini, lega diverse boe raffiguranti le grida dell’uomo: grida spesso inascoltate in un mare di indifferenza.
Nella parte anteriore del carro troviamo una strada, la stessa che Gesù percorre per raggiungere Betania. La strada è circondata da mani che, come all’entrata del tempio di “Wat Rong Khun” in Thailandia, escono dal suolo e, rivolte verso l’alto, chiedono aiuto a Gesù.
Al termine della strada c’è il sepolcro, realizzato con la tecnica del Kintsugi, pratica giapponese che consiste nel riparare con l’oro oggetti rotti, dandogli nuovi vita.
Il sepolcro tuttavia è vuoto, Lazzaro è risorto. La sua risurrezione, però, è solo un segno; il vero miracolo è quello che accade a Marta: il suo grido ha confermato la sua fede e le ha fatto incontrare l’amore del Padre, la Vita Eterna.
Come possiamo allora risorgere, se non riusciamo ad ascoltare il grido dei nostri fratelli?

Rione Bergamo


IL DISPOTISMO MEDIATICO
VANGELO DI MATTEO 27, 11-26

stemma rione Bergamo
 

Cosa significa che Dio ascolta il grido del povero? Significa che Dio non è indifferente alla sofferenza dell’uomo, non lascia soli e non abbandona gli ultimi. Dio però non compie questa missione da solo, ma lo fa attraverso gli uomini stessi, attraverso chi sa seguire l’esempio di Cristo facendosi ultimo come lui. L’uomo ha una grande responsabilità, ancor più quando non la esercita da solo, ma in gruppo, in veste di folla. Il celebre brano, dal vangelo di Matteo, in cui la folla sceglie di salvare Barabba racconta perfettamente il modo in cui viene esercitato questo potere.
La folla è intesa come povero perché ciò che manca agli uomini è determinante ed invisibile: l’informazione. La folla sceglie inconsapevolmente di condannare un giusto, Gesù, e questo proviene dalla neutralità di Pilato, che lascia che l’opinione dei sacerdoti influenzi la folla stessa. Chi rappresenta però la salvezza, la verità, è Claudia, moglie di Pilato, che lo invita a considerare che Gesù sia un giusto, anche se lui non se ne cura.
Sul nostro carro i sacerdoti sono proprio degli orchestratori che creano un’immagine “cattiva” di Gesù, condannato dal modo in cui gli uomini lo vedono, mentre Pilato resta neutro, incapace di trovare il coraggio di accogliere la verità offerta da Claudia, unica figura positiva.